GUILLAUME
MARMIN
fig.2
bio
B I O
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[ i t a ]

Guillaume Marmin è un artista visivo francese, formatosi all'Università Lyon II e all'ARFIS di Lione.

Il suo lavoro, da sempre legato alla scena musicale e alle arti performative, rientra in una rivisitazione della creazione visiva che supera i mezzi tradizionali di racconto e media performativi. Attraverso il suo lavoro, Guillaume Marmin ricerca un nuovo alfabeto sinestetico, un linguaggio in comune tra suono e luce, ritmi, contrasti e figure evanescenti in movimento.

Nel desiderio di offrire nuovi supporti a questo nuovo linguaggio, Marmin supera lo schermo e sperimenta su diverse superfici: mapping 3D su sculture ed edifici, proiezioni su fotografie e stampe, corpi in movimento o fumo.

I suoi interventi immersivi nello spazio pubblico sono spesso occasione di collaborazione con architetti, scenografi, musicisti, light designers.

I suoi progetti sono stati presentati in diversi festival e istituti di cultura, tra cui Scopitone, Signal, Biennale Némo, Centro di Ricerca Astrofisica di Lione, Digital Art Center Taipei.



[ e n g ]

Trained at the University of Lyon II and ARFIS, Guillaume Marmin is a French visual artist.

His work, connected from the beginning to the music scene and performing arts, is part of a revival of the visual creation by overcoming traditional forms of storytelling and traditional performing media. Through his work Guillaume Marmin is looking for a new synaesthetic alphabet, a common language between images and sounds, rhythms, contrast and sleek moving figures.

In order to offer new media on this new language, the work of Guillaume Marmin is taken away from the traditional screen to test all types of media: mapping on 3D sculptures and buildings, projection on photography and screen printing, bodies in motion and smoke. His immersive works in public space consisting of collaborations between architects, musicians and lighting designers.

His works have been exhibited in festivals and art centres around the world, such as Scopitone, Biennale Némo, Signal, Centre de Recherche Astrophisyque de Lyon, Digital Art Center Taipei.

W O R K
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[ i t a ]

"TIMéE"

Nel 360 d.C. circa, Platone scrisse il dialogo Timeo, in cui immaginava l'universo come un sistema geocentrico, includendo nella dissertazione un concetto chiamato "musica delle sfere", per cui ogni pianeta avrebbe la sua tonalità basata sulla propria rivoluzione orbitale. L'intero sistema era diviso in un'ottava, un quinto, un quarto, un tono, e poichè tutti i pianeti ruotavano intorno alla Terra, il sistema solare avrebbe avuto una perfetta colonna sonora. Marmin e il musicista Philippe Gordiani si sono ispirati a questa teoria per questa installazione - un universo creato dall'uomo che reinventa un sistema solare sonoro, con strutture visive che emanano raggi immersivi e onde sonore.

Guillaume e Philippe hanno discusso questa visione con Isabelle Vauglin, astronoma del CRAL di Lione. Nonostante la teoria di Platone sia stata smentita attraverso i secoli, l'idea conserva ancora la sua visione poetica del cosmo. Nonostante sappiamo che non c'è modo per il suono di propagarsi nel vuoto, non possiamo fare a meno di trovare connessioni tra l'astronomia e la musica.





[ e n g ]

"TIMEE"

In roughly 360BC, Plato shared his dialogue Timaeus, in which he imagined the universe as a geocentric system, including a concept called Music of the Spheres where each planet had its own sonic tone based on its unique orbital revolution. The entire system was divided into an octave, a fifth, a fourth, and tone, and as all the planets revolved around the Earth, the solar system would comprise a perfect musical score. Artist Guillaume Marmin and musician Philippe Gordiani used this theory as the inspiration for their recent installation, Timée, a man-made universe that re-imagines a sonic solar system with light structures that emanate immersive beams and soundwaves.

Guillaume and Philippe discussed their vision with Isabelle Vauglin, astronomer at the CRAL. Even though Plato's concept has been proven wrong for centuries, this idea still supplies us with a poetic reading of the cosmos. Although we know today that there is no matter in space to convey sound, we can nonetheless find bridges between astronomy and music.



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