OLEG
SAVUNOV
fig.10
bio
B I O
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[ i t a ]

Oleg (Leningrado, 1983) è un fotografo e artista che vive e lavora a San Pietroburgo.

Si laurea in legge nel 2005 all'Università Pedagogica Statale di Mosca. Dal 2006 studia fotografia presso il Museo d'Arte Moderna di Mosca, e in seguito prosegue la sua formazione a San Pietroburgo. Nel 2012 si laurea alla facoltà di Fotografia Giornalistica. Dallo stesso anno è parte del programma del Fotodepartment Institute.

I suoi progetti, di stampo concettuale, si collocano tra le nozioni di spazio e tempo, identità e psicanalisi, utilizzando uno stile che mescola fotografia di paesaggio e fotografia documentaria.

Suoi lavori sono stati pubblicati su The Guardian, F-Stop, Calvert Journal, GEO, The Village magazines.

[ e n g ]

Oleg is photographer/artist, born in 1983 in Leningrad, Russia. In 2005 graduated from Moscow State Pedagogical University with a degree in Law. Since 2006 studied photography in Moscow Museum of Modern Art. Lives in Saint-Petersburg since 2008 where continued his photography education. In 2012 graduated from Faculty of Press Photographers. Since 2012 part of the Fotodepartament Institute program. His works were published in The Guardian, F-Stop, Calvert Journal, GEO, The Village magazines. His conceptual projects are build up somewhere in between of such terms as space and place, identity and psychoanalysis, using mixture of landscape and documentary photography.
W O R K
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[ i t a ]

"FROM THE FIRST SIGHT"

Le tecnologie stanno diventando inseparabili dalla vita umana. Differenti dispositivi dotati di schermi ci circondano e inevitabilmente influenzano il nostro comportamento e la nostra interazione con gli altri. Basta uno smartphone con accesso ad internet per sentirci connessi, ci sentiamo parte del mondo intero come una grande famiglia. Poniamo il caso di ricevere una videochiamata da un amico. Normalmente, mentre sullo schermo è inquadrato il nostro amico, in un angolo compare anche la nostra immagine. Questa immagine è piuttosto seduttiva, probabilmente siamo più attratti da quella che non dalla persona con cui stiamo parlando. Muoviamo la testa da un lato all'altro, avanti e indietro e siamo soddisfatti, ci piacciamo. La superficie di uno schermo digitale è come il riflesso sull'acqua di cui si innamora Narciso.

Tuttavia, in questo momento fallisce l'interazione, poichè difatti siamo più concentrati su come ci percepisce l'altro, che non sulla conversazione. Inoltre, di fatto non possiamo nemmeno interagire con la nostra propria immagine, poichè questo richiede un contatto visivo, ma la fotocamera frontale nei dispositivi è collocata su un asse che rende impossibile guardarci negli occhi. Questi scappano via, si nascondono da qualche parte, lateralmente.

Questa frattura metaforica ci da l'opportunità di guardare il nostro volto da una prospettiva insolita. Posso vedere i movimenti del mio occhio, posso contemplare il mio volto come un paesaggio, senza riconoscerlo del tutto. L'incontro non avviene mai, lo schermo lo controlla.

[ e n g ]

"FROM THE FIRST SIGHT"

Technologies became inseparable form human life. Different gadgets with screens surround us and inevitably affect our behaviour and interaction with the others. By having only a smartphone with the internet access we feel connected, we feel part of the whole world like a big family. Let's say you have a video call form a friend. Usually at the same time with the other's person video translation you've got video of yourself somewhere in a corner. This image of ourselves is pretty seductive for us, it attracts maybe more attention then a person you are talking to. You move your head side to side, back and forth and then that's it, you are looking good, you are satisfied. The surface of a digital screen is like a reflection on the water in which mythological Narcissus fell in love with. But the interaction itself fails to happen because in fact we are thinking more of how «the other» perceives us and not really involved in the conversation. From the other side we can't interact even with our own image because it requires an eye contact. The front camera is situated on a side of the axis of view which makes it impossible to look yourself in the eyes. They always run away, hide somewhere on a side. This metaphoric fracture gives us opportunity to take a look to our own face in an unusual perspective. I can see movements of my eyeball, contemplating my face like a landscape without recognising it. The encounter is not happening, the screen controls it.


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